Psicologo Psicoterapeuta

Se
un atleta è fortemente motivato nel voler praticare il suo sport che
comporta lavori, sacrifici, rinunce, affronterà le sconfitte a testa
alta, complimentandosi con se stesso per quello di buono che è riuscito a
fare fino a quel momento, complimentandosi con l’avversario per la
bravura dimostrata in quell’occasione, anche perché prima o poi lo trovi
uno più forte o che comunque riesce a batterti; in questo caso un
aspetto importante del vero campione è la resilienza, il cui
significato, derivante dalla metallurgia, è: “mi piego ma non mi
spezzo”, che sta a significare che il vero campione esce fuori dalle
sconfitte con più voglia riscattarsi, di far meglio, di migliorare gli
aspetti, le aree in cui ha mostrato carenza.
Interessante la riflessione della maestra elementare Rosaria
Gasparro, riportata su un paio di siti web di Gianni Marconato (1): “Una riflessione sulla sconfitta come possibilità da esplorare, per sdoganarla dalla negatività dell’accezione e agirla nella sua doppia dimensione di formazione e di liberazione dall’ossessione del successo e dalla sindrome del migliore. Un carico insopportabile che produce ansie, frustrazioni, presunzioni, individualismi, competizione. Solitudini.

L’atleta dovrebbe essere in grado di formulare una pianificazione degli obiettivi a breve, medio e lungo termine, obiettivi che siano difficili ma raggiungibili, sfidanti, si dovrebbero poter visualizzare, immaginare nel momento in cui si raggiungono.
Può capitare che ci siano delle difficoltà nel raggiungere questi obiettivi e qualche volta l’atleta può considerare il non raggiungimento di un obiettivo prefissato come una sconfitta personale. Ma nello sport le sconfitte, servono a riflettere, a fare il punto della situazione, osservare, valutare, capire cosa c’è stato di utile, di importante nella prestazione eseguita e cosa, invece, si può migliorare. Quindi, tutto sommato, la sconfitta potrebbe servire per fare una valutazione delle proprie risorse, punti di forza e, al contempo, delle criticità.
Ancora la maestra Rosaria Gasparro su comune-info (2) parla di sconfitta come un’opportunità: “Sono convinta della forza della sconfitta, che ci riporta a noi stessi, a quello che siamo, che non ci annulla, ma ridisegna con sapienza il nostro profilo nel chiaro e nello scuro.”
Lo sportivo non è solo, è affiancato dall’allenatore che dovrebbe conoscere le sue potenzialità, i suoi punti di forza e di debolezza, dovrebbe costruire con l’atleta un progetto di obiettivi raggiungibili, stimolanti, da rivalutare all’occasione, dare feedback adeguati, spiegare le sedute di allenamento, l’importanza del gesto sportivo, il significato, raccontare aneddoti, far parte della storia sportiva dell’atleta, condividere momenti di gioia e sofferenza, di vincite e di sconfitte, essere disposto ad ammettere di aver fatto un errore, di aver preteso, di aver sottovalutato, di non aver considerato.
Libri sulla psicologia dello sport e del benessere sono reperibili presso Frizzi e Lazzi, negozio di “scarpe running e non solo” sito in Corso Manfredi 303, Manfredonia oppure a Roma presso Planet sport Running, Viale Spartaco, 62 (zona Cinecittà).
- http://www.giannimarconato.it/2015/11/pedagogia-della-sconfitta/11.2015.
- http://comune-info.net/2015/11/elogio-sconfitta/11.2015.
Matteo SIMONE
Psicologo Psicoterapeuta
380-4337230 – 21163@tiscali.it
www.psicologiadellosport.net/eventi.htm
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